Verona – I consumi di vino in ristoranti, trattorie, pizzerie e wine bar, valgono 12 miliardi di euro con una quota sullo scontrino medio di oltre il 21%. Tuttavia, nell’ultimo anno, è stata registrata una contrazione della spesa e dei volumi consumati. In questo quadro, i trend nella ristorazione sembrano rispecchiare l’andamento del mercato, con i rossi e i vini più corposi in difficoltà, mentre reggono i bianchi freschi e gli spumanti. È quanto emerge nel nuovo nuovo Osservatorio Fipe-Uiv ‘Vino & Ristorazione’, presentato in occasione di Vinitaly.

 

Secondo i risultati della ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 500 imprese tra ristoranti-trattorie, ristoranti-pizzerie, pizzerie, cocktail bar ed enoteche con servizio, il vino mantiene un peso rilevante sul fatturato della ristorazione, attestandosi mediamente oltre il 21%, con un’incidenza che supera il 30% per il 22% degli intervistati. Ormai 3 ristoranti su 4 hanno una carta dei vini, che è sfruttata come strumento di posizionamento e di racconto del territorio.

 

Sul fronte dei consumi, molti ristoratori dichiarano invece di aver riscontrato cali in fatto di spesa (-17 il saldo netto tra le quote di risposte che indicano aumento e flessione) e ancora di più a livello di consumi (-28). Cambia anche la tipologia di vino consumato: il cliente predilige vini meno ‘impegnativi’ (spumanti e bianchi). Il 44% dei ristoranti e delle pizzerie intervistate valuta la mixology come non coerente rispetto al posizionamento del locale.

 

Durante il salone del vino, Fipe e Uiv hanno siglato un protocollo d’intesa volto alla valorizzazione reciproca dei comparti, anche attraverso l’attività dell’Osservatorio per monitorare lo stato dell’arte e l’evoluzione di stili di consumo, tendenze e prodotti.