Milano – Mancano all’appello 10mila tra cuochi e camerieri nella città di Milano. A riportare il dato è Repubblica Milano che riferisce una stima del vicepresidente di Epam-Fipe Milano Michele Berteramo, secondo cui mancano soprattutto camerieri professionisti la cui offerta oggi soddisfa circa il 40% della domanda.
I dati di Confcommercio Milano riportati dal quotidiano confermano una forte tensione sul mercato del lavoro con 12.490 entrate previste nella ristorazione per il trimestre settembre-novembre 2026, con le delle aziende che cercano personale a segnalare un numero insufficiente di candidati: il 39,9% per i camerieri, il 23,5% per i cuochi e il 26,5% per i baristi.
Le ragioni alla base della mancanza di personale sono diverse. La prima è economica: lo stipendio medio mensile di un impiegato nella ristorazione non basta a coprire il costo della vita a Milano. C’è poi il problema dei trasporti notturni, inesistenti specialmente per le aree periferiche della città, oltre che i turni di lavoro spezzati.
Proprio su questi temi stanno provando a intervenire diversi imprenditori del settore. Emblematico è il caso di Cesare Battisti e del suo Ratanà, dove il cuoco e patron ha introdotto da qualche mese l’orario di apertura continuato con due turni di lavoro unici, uno dalle 9 alle 17 e uno dalle 16 a mezzanotte.
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