Abbiamo arruolato ChatGpt per aiutarci a trovare una ricetta con quello che avevamo in casa. Il risultato è stato sorprendente. L’ancora di salvezza per gli chef in crisi creativa?

 

di Tommaso Farina

 

Due anni nel mondo della cucina sono poco, ma in quello della tecnologia sono poco meno di un’era geologica. È un discorso che mi è venuto in mente proprio in questi giorni, smanettando con l’intelligenza artificiale. Da qualche tempo, uso i chatbot (i simulatori intelligenti di conversazione) per molte cose, anche al di fuori anche del lavoro: per esempio, ho iniziato a fissare con essi una specie di diario personale, che tiene traccia di avvenimenti, emozioni, umori. Proprio affidando le mie sensazioni al diario dell’algoritmo, m’è sovvenuta improvvisamente una cosa: nel 2024, avevo chiesto a ChatGpt, il sistema di IA che uso, di creare una ricetta di cucina più o meno gourmet, a partire da ingredienti specifici. “Crea una ricetta per un primo piatto a base di maccheroni, fave, guanciale, ricci di mare, vino rosso, cacao, spezie orientali, lemongrass”, era stato il mio prompt. Il risultato fu una ricetta un po’ grezza, tagliata con l’accetta, ma plausibile. Mi sono detto: in due anni, l’IA e i suoi modelli (così si chiamano i ‘motori’ alla base del suo funzionamento) hanno fatto passi inimmaginabili. Non solo il programma è più sveglio nel capire le istruzioni, ma le sa gestire con molto maggior polso, e sa venire a capo di richieste anche molto, molto complesse. Al che, l’illuminazione: facciamogli creare una ricetta, e stavolta la cucino sul serio.

 

Unico paletto: ingredienti già in mio possesso, niente spesa fatta apposta. Il mio è un frigorifero da fighetto gastronomo. Spesso non ho cose che chiunque ha, ma d’altra parte non mi mancano ingredienti che molti non hanno mai sentito nominare. Bene, avevo a disposizione due boudin. I boudin sono salamini valdostani fatti con sangue di maiale e patate. Li ho fatto stagionare per circa un mese. Con cosa abbinarli? Un vaso di porcini sott’olio presi a Livigno due settimane fa? Ma sì, può andare. E una scatola di mirtilli freschi ce la mettiamo? Massì, tutti ingredienti che fanno molto montagna. Ho un sacchetto di tagliolini all’uovo finissimi, tipo piemontesi. Accendo ChatGpt in modalità Work (quella più scaltrita per problemi complessi), scelgo il modello Gpt-6 Astra (quello più potente) con “Sforzo di ragionamento: Massimo”. Insomma: un cervellone. E veniamo al dunque: gli domando una ricetta con queste cose. Il nostro ragionatore sta lì per circa un minuto a rimuginare, e se ne esce così: “Farei dei tagliolini all’uovo con porcini, boudin sbriciolato e mirtilli, tenendo una parte dei mirtilli in una salsa da aggiungere nel piatto: così puoi dosare il contrasto fra il condimento saporito e la frutta”. Ci penso: mi piace.

 

Mi butta lì dosi e procedimento, ma per quattro persone. Gli ribatto: facciamo per due. Lui obbedisce, non dice mai di no. Si parte dai porcini: circa 70 grammi. Vanno scolati dall’olio, tamponati leggermente e tagliati a pezzettini. Fatto. Ora viene il bello: devo prendere 75 g di mirtilli, usandone 50 per la salsa. Seguo sempre i dettami: li metto in un pentolino con due cucchiai d’acqua e, attenzione, un pizzico di sale. Devo scaldare a intensità medio-bassa e poi schiacciare i mirtilli. Quando? Glielo chiedo. Risposta: due o tre minuti, quando i mirtilli cominciano ad aprirsi. “Ma i miei sono grossi”. “Aspetta un minuto in più”. Obbedisco e lo faccio senza problemi, col dorso di un cucchiaio. Dopo qualche minuto, la salsa di mirtilli, grazie al sale, è insospettabilmente buona. Intanto devo sbriciolare il boudin (me ne serve uno solo) e farlo scaldare circa 3 minuti in padella senza niente, finché il suo grasso non diventa trasparente. Lo faccio, poi lo metto da parte. Ora, stando a ChatGPT, nella stessa padella devo sciogliere 15 g di burro e metterci dello scalogno. “Non ne ho!”. “Va bene la cipolla dorata, e aggiungi un cucchiaio d’acqua. La cipolla deve appassire a fuoco basso fino a perdere il sapore di crudo”. Agli ordini. Fatto questo, aggiungo i funghi e il rametto di timo richiesto, che per fortuna avevo in giardino. Giro e rigiro due minuti a fuoco medio. “Non servirà sale?”. “No, poi ci metti il boudin, non ti servirà”. Infatti ci metto il boudin e i mirtilli interi non usati per la salsa, insaporisco per bene, tolgo il timo e condisco i tagliolini, aggiungendo una noce di burro. Ora ChatGpt suggerisce come servirli: devo mettere un cucchiaio della salsa di mirtilli (ve l’eravate scordata, eh?) sul fondo del piatto, poi metterci sopra la pasta condita.

A sinistra, la fotografia del piatto creata da ChatGpt; a destra, la fotografia al piatto da noi realizzato.

 

Ed eccoci qua. Il risultato inizialmente mi lascia perplesso, i condimenti sembrano slegati. Ma poi, mescolando, la salsa di mirtilli viene su. Con quella è tutt’altra storia. Mi persuado che avrei dovuto versarla sopra la pasta, e non sotto. Comunque, per essere un piatto con quello che avevo in casa, si è rivelato ghiotto e ben pensato. Direi promosso. Ho molto apprezzato che la chat poi rispondesse alle mie perplessità con molta pertinenza, spiegando assai bene. Ed è vero: ormai la IA è diventata una potenza anche in cucina. Provate a pensare cosa ne otterrebbe un cuoco appena più abile del sottoscritto, che è un onesto dilettante.