Dai frutti di mare non pagati alle intolleranze à la carte, questa stagione estiva è stata ricca di colpi di scena nel mondo della ristorazione. L’Oscar va a Marco Pierre White, con la sua stroncatura di Masterchef. Diamo un’occhiata (e un giudizio).
di Tommaso Farina
Cosa sono le estati italiane, per chi analizza palmo a palmo il mondo della ristorazione? Una gragnuola di comunicati stampa, preparati da settimane e poi spediti al momento giusto, coi menù dei locali di mare. Una serie di pagine Instagram che annunciano le chiusure per ferie, peraltro sempre più brevi. Qualche raro titolone con turisti inviperiti per i mitologici scontrini pazzi, quasi una costante. L’estate, quando si stacca la spina, è un momento di relax anche giornalistico. Eppure, ogni tanto le acque si increspano, e il proverbiale ‘uomo morde cane’ fa capolino anche in tanta piattezza. Ecco alcune delle cose che abbiamo letto in questo mese di mare e sole. A voi il giudizio, noi diamo il nostro.
GLI ARSENIO LUPIN DELL’ARAGOSTA
Incredibile a dirsi, i mariuoli che mangiano e scappano senza pagare non sono prerogativa italica. In Inghilterra, la pratica di ‘fare il vento’, come dicono a Roma, è ormai chiamata ‘dine and dash’, cioè pranza e parti a razzo. E il giornale The Indipendent la definisce addirittura un trend, riportando un caso eclatante dello scorso 25 luglio: sei persone che in un rinomato ristorante di Bigbury, Devon, hanno ordinato quattro aragoste e un plateau di frutti di mare, totalizzando circa 600 sterline di conto e poi dandosi alla macchia. L’oste Kieron Vanstone li ha chiamati. Risposta: “Siamo in chiesa, vi richiamiamo”. Non hanno richiamato, la Messa è finita e andate in pace. E sono in buona compagnia: sempre secondo l’Indipendent, in due anni ci sono stati altri 2.137 episodi consimili. E questo, nella felpata e civile Britannia. La vera flemma inglese… Il voto che vedete è la media tra 1 (le finalità) e 10 (l’esecuzione da manuale).
VOTO: 5 – PERFIDA ALBIONE
INTOLLERANZE A TARGHE ALTERNE
“Questo cliente ha scelto un menù degustazione, ma senza latticini, e al momento del formaggio ha preso un piatto con cinque formaggi fermiers”: così uno chef allibito ha raccontato al giornale francese Food&Sens Live, in un pezzo dedicato alla vera “Crisi di nervi” (testuale) che anche Oltralpe accompagna il fenomeno di allergie (ben definite) e intolleranze (molto più controverse). Clienti che non le comunicano, che le confessano all’ultimo momento mandando in tilt la cucina, o che addirittura soprassiedono, di fronte a un piatto di succulenti formaggi a latte crudo (fermiers). Il sospetto che si dicano intolleranti per distinguersi, o per moda, è forte…
VOTO: 4 – FURBASTRI
“PREZZI ALLE STELLE? NON È COLPA NOSTRA”
Quest’estate siamo stati in vacanza in Arizona. Non potevamo ignorare lo sfogo di una coppia di ristoratori del posto, che hanno spiegato come tutto il mondo sia paese. Anche in America, i clienti non ci stanno più all’aumento continuo dei prezzi al ristorante. I gestori, dal canto loro, si giustificano con gli esborsi galoppanti che sono costretti ad affrontare. Kelsey e Jim Bob Strothers, a Mesa, vicino Phoenix, hanno ammesso a un giornale cittadino come i loro sandwich, che nel 2016 costavano 9 dollari, oggi non possono scendere sotto i 15, con l’ultimo rialzo proprio ora, dopo tre anni senza rincari. Questione di salari minimi, di inflazione, di spese per il carburante. “Possiamo assicurarvi che non è avidità”, dice Kelsey. E noi le crediamo. È così ovunque.
VOTO: 7 – ONESTI
BERASATEGUI E IL BALLO DELLA MODESTIA
“Più mele ha un albero, più deve stare ancorato al terreno”. Queste e altre perle filosofiche ha distillato Martín Berasategui, grandissimo cuciniere basco, recordman di stelle Michelin (12 in carriera) coi suoi ristoranti in Spagna. In un’intervista del 22 luglio a La Vanguardia, storico quotidiano catalano, Berasategui gioca con l’esercizio che oggi è maggiormente in voga: il virtue signaling, l’ostentazione di umiltà rassicurante. La metafora delle mele è una chiara allusione alle stellette, ma poi si supera, trovando da solo il titolo per l’intervista: “Non capisco l’ego. Nel mondo della gastronomia c’è molto e penso che sia la più grande malattia che ci sia, non solo in questo, ma in tutte le professioni”. Bene, bravo, bis. Forse lo pensa davvero, forse no. Ma è certo che simili pose sono sempre più diffuse tra i grandi chef di oggi. Finale pirotecnico: “La prima e più importante cosa nella vita è la salute”. E non ci sono più le mezze stagioni, ricordiamolo. Che di mamma ce ne sia una sola, del resto, l’ha già detto lui nell’intervista…
VOTO: 5 – PARAVENTO
DA DELOITTE AI FORNELLI PASSANDO PER TIKTOK
Da assaggiatrice per Domino’s Pizza a cuoca privata da 6mila euro a botta. Ancora da La Vanguardia, il 24 luglio, ci arriva la storia di Marta García Bou, in arte Boukie, corvina 28enne ispanica laureata al Politecnico di Valencia, 540mila follower su Instagram e il doppio su TikTok. Dopo aver fatto parte, per puro caso, del pool di assaggiatori per la nota catena di pizzerie, ha iniziato a fare video su TikTok ad argomento culinario. E lì è nato il suo trionfo. E ha cominciato anche a cucinare per altri, con notevole gratificazione economica, come lei ribadisce narrando di quel che le capitò una volta: “Ho detto 6mila euro pensando che avrebbero detto di no… E hanno accettato”. Del resto, 500 euro se ne vanno solo per gli ingredienti, quando lei è ai fornelli. Un altro prodotto dei social? Certamente, ma senza intrallazzi né truffe, almeno in apparenza. Una storia di successo. Più divertente (e remunerativa) del suo vecchio lavoro in Deloitte. Iniziativa privata batte multinazionale.
VOTO: 9 – STELLA NASCENTE
MASTERCHEF È UNA BUFALA, PAROLA DI MARCO PIERRE WHITE
Ancora dalla Britannia ci viene una piccola (?) bombetta estiva. Il 4 agosto, il Daily Mirror va a svegliare Marco Pierre White. Il premiatissimo chef è da sempre noto anche per il suo carattere fumantino e poco propenso al compromesso. Il bersaglio della sua ira è nientemeno che Masterchef. “It is not real. It is fantasy”: c’è bisogno di traduzione? E rincara la dose: “È un prodotto televisivo, non prendetelo sul serio. È food porn”. Motivi? Anzitutto, è un reality. Poi, al momento degli assaggi, i piatti sono fermi là da tre o quattro ore: ossia, sono freddi. La fonte è attendibile: lui stesso è stato giudice, nell’edizione australiana del programma. Sputare nel piatto dove si è mangiato? Non crediamo proprio. White non ha bisogno di certi mezzucci, brillava di luce propria quando ancora Masterchef era nel grembo di Giove. È semmai la sua sincerità incontenibile e ben nota, che gli fa dire quello che pensa. E soprattutto, pensare quello che dice.
VOTO: 10 – SINCERO
