Da qualche anno le strutture alberghiere riservate ai soli adulti sono in aumento. Lo confermano i dati di Federturismo Confindustria. Anche alcuni ristoranti sconsigliano la prenotazione a famiglie con bambini. Ma sono necessariamente i più piccoli gli ospiti rumorosi e inappropriati?

 

di Elisa Tonussi

 

Lo scorso luglio, ho trascorso un weekend al mare insieme a mio marito e mio figlio di tre anni. Avevamo scelto di tornare in un hotel della Riviera Romagnola dove avevamo soggiornato qualche anno prima, dapprima come coppia, poi quando nostro figlio era neonato. Ma, al momento della prenotazione su Booking, l’amaro boccone: la struttura risultava essere ‘adults only’. Per noi, anzi, per nostro figlio, non ci sarebbe stato spazio. Mandiamo giù con un po’ di rammarico, e individuiamo senza difficoltà una struttura differente. Negli stessi giorni, i miei genitori prenotavano a loro volta qualche giorno al mare, nel loro caso sulla costa dell’Argentario. Optavano per una struttura ‘adults only’, che avevano facilmente scovato su Booking. Le mie recenti esperienze, chiaramente, non costituiscono un dato statistico, ma l’impressione è che il trend stia crescendo. È davvero così?

 

Una rapida ricerca su Booking.com fa capire che il fenomeno è sicuramente presente nel nostro Paese. Impostando come filtro le voci ‘hotel’ e ‘resort’, risultano disponibili, per un weekend nel mese di settembre in Italia, 19.569 strutture. Tra queste 387 sono classificate come ‘solo per adulti’.

 

Federturismo Confindustria conferma che il trend è in crescita. “Il fenomeno degli adults only sta crescendo anche in Italia e va letto come parte di una trasformazione più ampia della domanda turistica, sempre più orientata alla personalizzazione, alla privacy e alla qualità dell’esperienza”, fa sapere Antonio Barreca, direttore generale dell’associazione. “Non parliamo quindi soltanto di strutture senza bambini, ma di un’offerta che intercetta coppie, clientela internazionale e segmenti interessati a wellness, relax e servizi di fascia medio-alta”.  “Nel turismo termale e wellness, che rappresenta uno dei principali bacini per l’offerta adults only, nel 2025 sono state stimate 24 milioni di presenze e oltre 5 miliardi di euro di spesa, di cui circa 3 miliardi generati dalla clientela internazionale”, spiega Barreca. “Inoltre, un turista su due è classificato come alto-spendente, con una spesa media di 256 euro al giorno”.

 

Le formule adults only si stanno affermando soprattutto in Alto Adige, Toscana, laghi, coste, isole e territori termali, dove possono integrarsi con un’offerta esperienziale di qualità, secondo le rilevazioni di Federturismo Confindustria. “Non è un modello alternativo al turismo familiare, ma una specializzazione dell’offerta che consente alle imprese di intercettare segmenti diversi, aumentare la spesa media e qualificare ulteriormente il prodotto”, continua Berraca. “Adults only, wellness, outdoor, enogastronomia e turismo esperienziale sono tasselli di una stessa evoluzione per passare dalla logica dei grandi numeri a quella di un turismo di qualità, capace di generare più valore per le imprese e per i territori”.

 

Non solo alberghi. A settembre il caso del “primo ristorante ‘child free’ della Brianza” ha sollevato un breve polverone mediatico. Alan Sampietro, titolare del ristorante Hostaria 2.0, a Lesmo, in Brianza, annunciava sui social: “Vogliamo diventare il primo ristorante child free della Brianza… e ce ne vantiamo!”. L’annuncio veniva dato con toni volutamente esagerati. Infatti, il ristoratore ha poi puntualizzato: “Hostaria 2.0 è un ristorante pensato principalmente per un pubblico adulto. Non disponiamo di seggioloni, menù baby o preparazioni dedicate ai bambini; per questo motivo sconsigliamo la prenotazione a famiglie con bambini di età inferiore ai 7 anni, non potendo garantire loro un’esperienza adeguata alle esigenze dei più piccoli”. E, in effetti, non è affatto il primo ristoratore a prendere una simile decisione. Già alcuni nomi noti della ristorazione stellata italiana hanno deciso di sconsigliare la prenotazione a bambini al di sotto di una certa età. È il caso di Villa Crespi o di Casa Perbellini – 12 Apostoli.

 

Occorre, però, una precisazione: non è legalmente possibile limitare l’accesso ad alcune categorie di persone a una struttura. Come si legge all’articolo 187 del Regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, infatti, “salvo quanto dispongono gli art. 689 e 691 del Codice penale, gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”.

 

Il titolare di un hotel o un ristorante non può dunque impedire a una famiglia con bambini l’accesso a un locale o a un albergo. Dal canto suo, però, può scegliere di destinare alcuni spazi ai soli adulti – come le aree benessere o sale dedicate di un ristorante -, senza precludere la possibilità di soggiorno ai più piccoli, pur garantendo, al tempo stesso, spazi teoricamente silenziosi.

 

Va da sé che la tipologia stessa di proposta ricettiva costituisca a priori una forma di selezione della clientela. Come esistono i family hotel, con numerosi servizi ad hoc per bambini e genitori, che dunque vengono generalmente scelti da famiglie alla ricerca di una vacanza senza pensieri, così esistono resort con spa e trattamenti, pensati per coppie desiderose di una pausa romantica. Al cliente la sensibilità di capire se può garantire il rispetto del prossimo. A ristoratori e albergatori il compito di definire le regole di comportamento nelle proprie attività e di invitare i propri ospiti al rispetto.

 

Al di là del semplice dato sulla diffusione di strutture e ristoranti che limitano l’accesso ai più piccoli, quel che colpisce è che, negli ultimi anni, il dibattito sull’opportunità di portare i bambini al ristorante o in viaggio torni ciclicamente. La sensazione è che nei confronti dei più piccoli il clima sia di crescente insofferenza, percepiti unicamente come fonte di fastidi. Ma siamo certi che siano sempre ed esclusivamente i bambini gli ospiti rumorosi e inappropriati?