Milano – Il mercato alberghiero italiano è fortemente concentrato nel segmento midscale. Gli hotel tre stelle, infatti, rappresentano circa il 50% dell’offerta complessiva, secondo stime di Deloitte riportate da Il Sole 24 Ore. Il 60% delle strutture a tre e quattro stelle, inoltre, è riconducibile a proprietà indipendenti o famigliari, una quota nettamente superiore a quella di altri grandi mercati europei.

 

Ma “il comparto tre stelle è oggi il più sotto pressione dell’intera industria alberghiera italiana”, come spiega Bruno Fondacaro, partner di Advant Nctm, interpellato dal quotidiano. Il segmento, infatti, deve fare i conti con un contesto sempre più competitivo, segnato dall’aumento dei costi operativi, dalla pressione delle piattaforme di distribuzione online e dalla crescita dell’offerta extralberghiera. I gruppi famigliari, inoltre, stanno affrontando il tema del passaggio generazionale.

 

La gestione diretta è ancora il modello operativo prevalente nel mercato italiano. “Nelle principali destinazioni turistiche”, spiega Fondacaro, “molte strutture stanno cercando di riposizionarsi, investendo per ottenere la quarta stella, accedere a tariffe più sostenibili e alla clientela internazionale, oggi dominante. In altre aree, invece, aumentano le operazioni di riconversione, vendita o affiliazione a network in grado di garantire maggiore visibilità commerciale”.

 

Sempre più operatori, però, stanno adottando soluzioni più flessibili, come spiega Il Sole 24 ore, come i contratti di locazione (che consentono di espandere il portafoglio senza immobilizzare capitale), il management contract (che permette di avvicinarsi alle logiche dei grandi gruppi internazionali, mantenendo la proprietà dell’asset ma affidandosi a brand noti) o il franchising con brand internazionali.

 

 

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