Roma – L’imposta di soggiorno richiede un riassetto normativo. Ad affermarlo è Confindustria Alberghi che, in una nota, richiama l’esigenza di superare, con la nuova Legge di bilancio, un modello fermo a 15 anni fa, che scarica interamente sull’industria ricettiva gli oneri di gestione del tributo, che nel 2026 dovrebbe superare gli 1,3 miliardi di euro.
“Se il turismo è riconosciuto come asset strategico per l’economia nazionale, occorrono scelte coerenti nella legge di bilancio”, sottolinea la presidente di Confindustria Alberghi, Elisabetta Fabri. “Da oltre un decennio, gli albergatori agiscono di fatto come esattori per conto dei Comuni. Sono chiamati a raccogliere, registrare, versare, controllare, rendicontare e conservare una mole crescente di documentazione, assumendosi responsabilità amministrative rilevanti e sostenendo costi operativi sempre maggiori. Per questo chiediamo che la prossima legge di bilancio riconosca finalmente un aggio per l’attività di riscossione svolta dalle strutture ricettive e preveda il rimborso dei costi sostenuti per le commissioni di pagamento che avvengono attraverso i Pos”.
Nella nota, l’associazione ribadisce la ferma contrarietà all’ipotesi di parametrare l’imposta al costo effettivo della camera. Una simile impostazione danneggerebbe in modo mirato l’offerta di fascia alta a quattro e cinque stelle e altererebbe la percezione tariffaria complessiva, compromettendo la competitività del Paese rispetto a mercati diretti quali Francia, Spagna e Grecia.
Scopri tutte le novità che riguardano il settore hospitality!

