Nel primo semestre 2022, i titolari di carta American Express hanno speso il 35% in più rispetto al 2019. La voglia di uscire è ancora trainante. Ma per alcuni, si tratta di spese aumentate per via di listini ritoccati al rialzo. O almeno, così sembrano intendere.

 

di Tommaso Farina

 

Elio Vito, è un ex parlamentare di Forza Italia. Vent’anni fa tempestava di domande Francesco Rutelli da Bruno Vespa, e mesi orsono fece rumore dimettendosi da deputato e rinnegando la fede politica berlusconiana fino ad allora osservata. Ebbene il buon Vito, quand’era giovane, si laureò in sociologia. Argomento della tesi: le diverse letture che i giornali possono dare di uno stesso risultato elettorale, insomma di una stessa notizia, facendola apparire completamente diversa grazie all’uso di determinate parole.

 

Qualcosa del genere è successo ieri, alla diramazione di un comunicato stampa dell’American Express. La società emettitrice della notissima carta di credito ha presentato uno studio in cui ha analizzato i dati di spesa dei titolari di carta nel periodo gennaio-giugno 2022, confrontandoli con l’analogo intervallo del 2019. Risultato? Nel primo semestre 2022 la spesa per la ristorazione è cresciuta del 35% rispetto allo stesso periodo del 2019, ossia pre-pandemia.

 

Tabitha Lens, vice presidente American Express, a capo del settore marketing, prodotti e partnership, è sicuramente contenta di ciò che lo studio ha evidenziato: “Abbiamo osservato con piacere che i nostri titolari di carta sono tornati a cenare fuori con la famiglia e gli amici anche più di tre anni fa. Questo è un segnale incoraggiante per l’industria della ristorazione”. E allora, qual è il problema? Dissapore.com, sito tuttora seguitissimo, prova a dare una chiave di lettura differente. Già il titolo prescelto per l’articolo fa capire tutto: “Ristorazione: mangiare fuori costa il 35% in più rispetto al pre-Covid”. Prosegue poi il pezzo: “Lo studio restituisce una fotografia relativamente accurata della tendenza degli ultimi mesi, che di fatto hanno visto una progressiva crescita dei costi di produzione che solo di recente ha raggiunto il picco con il fenomeno che abbiamo imparato a riassumere con ‘caro bollette’, che attualmente minaccia un ristorante su dieci”. Cosa sta cercando di dirci il giornalista di Dissapore, sia pure con linguaggio felpato e cifrato? A Dissapore sembrano intendere (sottolineato: sembrano) che questa maggior spesa dei titolari italiani di American Express (carta che peraltro da noi non è tra le più diffuse, e molti esercizi commerciali nemmeno l’accettano) sia dovuta non a un’accresciuta voglia di uscire, ma ai ricarichi posti in essere da produttori di materie prime e dagli stessi ristoratori. Ok, tesi plausibile, anche se meno dell’altra che vede una simile “sbornia” (si fa per dire) motivata dal desiderio degl’italiani di mangiare e socializzare fuori casa: ma allora, perché non dirlo chiaramente? Detta così, rimanendo sul vago, sul “forse che sì e forse che no, ma sotto sotto sì”, quella firmata Dissapore sembra un’ipotesi, magari persino maliziosa.

 

Comunque, se vi interessa, lo studio evidenzia che i più inclini a spendere sui ristoranti sono i titolari milanesi della carta di credito, seguiti dai romani. Terza, Napoli. Il fine dining è cresciuto del 47%, mentre la ristorazione più commerciale addirittura dell’85%. Vogliamo davvero pensare che sono dati dipendenti dal ritocco dei prezzi dei menù? Ma via.