Milano – Dal 2030, alcune tipologie di imballaggi monouso in plastica potranno continuare a essere commercializzate in Italia, ma solo se biodegradabili e compostabili. È quanto stabilisce il decreto imballaggi (Dl 143/2026), convertito nella legge 173/2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 ottobre. Il provvedimento sfrutta una deroga prevista dal Regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi (Ppwr) – in vigore dallo scorso 12 agosto in Europa -, che dal 1° gennaio 2030 introdurrà il divieto di commercializzazione per specifiche categorie di packaging.
Le disposizioni, sottolinea il Sole 24 Ore, riguardano le confezioni per ortofrutta fresca sotto 1,5 kg, gli imballaggi monouso per alimenti e bevande consumati nella ristorazione, le monoporzioni di zucchero e salse e le confezioni di cosmetici negli hotel. Per restare sul mercato, gli imballaggi dovranno essere certificati secondo la norma Uni En 13432 o standard europei equivalenti e poter essere conferiti nella raccolta dell’organico.
La principale novità riguarda l’ortofrutta: fino agli orientamenti della Commissione Ue, attesi entro febbraio 2027, l’obbligo di compostabilità non si applicherà a numerosi prodotti, tra cui fragole, frutti di bosco, mele mature, pomodori, funghi, insalate e ortaggi di quarta gamma. Per i cosmetici alberghieri, anche il contenuto dovrà essere compatibile con i processi di compostaggio.
Dal 1° gennaio 2030, le violazioni comporteranno sanzioni da 2.500 a 25mila euro, con possibili aumenti fino a 100mila euro qualora il valore degli imballaggi superi il 10% del fatturato. Previste tutele per gli operatori che dimostrino di aver acquistato imballaggi corredati dalla documentazione di conformità fornita da produttori, importatori o distributori. Restano invariati gli obblighi sui materiali a contatto con gli alimenti.
Scopri tutte le novità che riguardano il settore hospitality!
