Roma – Il cibo come strumento di incontro e confronto. È questo il ricordo che emerge dalle parole dello chef Sergio Dussin – per oltre 20 anni al servizio del Vaticano – del cardinale Camillo Ruini, scomparso il 16 giugno all’età di 95 anni. “Era un commensale semplice, senza richieste particolari. Mangiava poco e accettava con gratitudine ciò che gli veniva servito”, racconta ai microfoni di Chiara Amati del Corriere della Sera Dussin, noto per aver cucinato per Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Secondo lo chef veneto, Ruini apprezzava una cucina curata ma sobria e considerava il pasto soprattutto un’occasione di relazione: “A tavola cercava sempre il dialogo, in maniera rispettosa, mai incline al giudizio”.
Tra i piatti serviti al porporato figuravano diverse specialità venete, dai bigoli all’anatra agli asparagi bianchi di Bassano, fino alle tagliatelle fatte in casa. Nessuna preferenza assoluta, però: “Da emiliano sapeva apprezzare tutto”.
Nel ricordo pubblicato da Cook emerge anche il ruolo della convivialità nei rapporti tra Ruini e i pontefici. In particolare con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, pranzi e cene rappresentavano momenti privilegiati di confronto. “Con Wojtyla e Ratzinger il cibo era un pretesto per favorire il dialogo”, sottolinea Dussin. Quanto alle abitudini alimentari, prevalevano moderazione e semplicità: “Beveva poco, una bottiglia poteva bastare per 10 persone”.
Una sobrietà che, secondo lo chef, rifletteva perfettamente lo stile personale del cardinale: “Mi ha insegnato la discrezione, l’umiltà e il rispetto per gli altri”.
Fonte immagine: Wikimedia Commons – Grzegorz Artur Górski (CC BY-SA 3.0)
