Roma – Con la recente presentazione dell’Affordable Housing Act da parte della Commissione Europea si è riacceso il dibattito attorno agli affitti brevi. In una nota, Federalberghi ha voluto riportare i dati relativi al fenomeno in Italia.
Ad agosto 2026, erano disponibili su Airbnb 571.982 annunci relativi ad alloggi in Italia, seocndo quanto riporta l’associazione. Tra le città italiane maggiormente interessate dal fenomeno: Roma con 37.387 annunci, Milano con 26.610, Firenze con 13.902, Napoli con 11.497 e Venezia con 9.042. Per quanto riguarda le regioni, la pole position spetta alla Toscana, con 72.771 annunci, seguita dalla Lombardia con 66.619, dalla Sicilia con 57.335 e dal Lazio con 51.871.
Federalberghi, in particolare, sottolinea che si tratta di attività economiche a tutti gli effetti, infatti più di due terzi degli annunci appartengono a persone che amministrano più alloggi. Inoltre, quattro annunci su cinque (l’81,8%) si riferiscono all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. E più della metà degli annunci (il 57,6%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. Gli alloggi, infine, sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la disponibilità di esercizi ufficiali.
L’associazione, inoltre, rileva come numerosi appartamenti disponibili su Airbnb non rispettano le misure di sicurezza previste dalla legge. Ad esempio, solo il 55,6% degli annunci su Airbnb (equivalente in numero assoluto a 317.970) dichiara la presenza di un estintore, il kit di primo soccorso risulta solo nel 39,9% dei casi (228.086) e il rilevatore di fumo nel 33,1% (189.456). Inoltre, il 14,7% degli alloggi presenti sulla piattaforma ad agosto 2026 erano privi del Cin, il Codice identificativo nazionale che deve esporre chiunque propone o concede in locazione breve o per finalità turistiche una unità immobiliare ad uso abitativo o una porzione di essa, nonché il titolare di una struttura turistico-ricettiva alberghiera o extralberghiera.
Secondo Federalberghi, dunque, “il consumatore è ingannato due volte – in quanto viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività e del mercato. Si pone inoltre con tutta evidenza un problema di concorrenza sleale, che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.
