I piatti, lo staff, i momenti in famiglia. Sugli account Instagram di alcuni fra i big della ristorazione italiana va in scena il cibo, sì. Ma anche la loro filosofia. Uno sguardo indiscreto sui profili di Bottura, Cannavacciuolo, Cracco, Cerea e Battisti.
di Tommaso Farina
“Hashtag! Nativo digitale più social che sociale!”. Quel che cantava il Gabibbo alla fine delle edizioni della stagione 2017/2018 di Striscia la Notizia vale anche per gli chef? Ecco, sui grandissimi cuochi italiani il pupazzone rosso partorito dalla fantasia di Antonio Ricci per il proverbiale tg satirico, nel 2026, può rassicurarsi: sono diventati molto ma molto social, però non si sono fatti certo asociali. E questo forse perché non sono “nativi digitali”, come dice la canzone. Bottura, Cracco e Cannavacciuolo erano già grandi e famosi prima di Instagram: sono nati ‘fuori’ da quel mondo, a differenza di altri colleghi meno blasonati che hanno raggranellato fama sugli smartphone per poi effettivamente lanciarsi nella ristorazione. Non temete: non si tratterà di nativi digitali, ma il mezzo dei social media lo padroneggiano benissimo.
Più che su Facebook, strumento ormai ritenuto ‘da vecchi’ e al massimo latore di comunicazioni più o meno istituzionali, la fantasia dei cucinieri si sbriglia su Instagram e sulle sue suggestioni visive. E gli account dei grandi d’Italia sono altrettanti biglietti da visita di personalità ben riconoscibili.
Vogliamo andare da Massimo Bottura? Il suo profilo mostra con orgoglio 1,6 milioni di follower. Lo chef italico forse più famoso del mondo ha un account che non si focalizza su un unico registro narrativo. Le didascalie di foto e video, in onore dell’inclinazione internazionale, sono quasi sempre anche in inglese. A non mancare, è una presentazione dell’attività a 360 gradi. Numerosi i post pubblicati in coabitazione con la pagina di Torno Subito, il suo locale di Miami: in uno di essi, tre ignote mani impugnano altrettanti cucchiai, e si dedicano a spolpare, al rallentatore, il dolce iconico del posto, il Tiramisubito. Il cibo sul canale di Bottura è presente, ma con giudizio. Prevalgono facce, volti, parole. Ci sono anche vari post fatti da altri e ripubblicati in collaborazione: blogger che visitano il ristorante, recensori più o meno famosi. Sembra che Bottura non sia particolarmente snob nell’accettare di ripostare i contenuti di qualcuno, e questo in effetti rispecchia il suo carattere, che non è per nulla scostante o inaccessibile come quello dello chef del film The Menu. Oltre alle sue foto con la moglie e con le Ferrari, ecco poi schermate di articoli che parlano di lui (non necessariamente giornaloni esteri: anche la Gazzetta di Modena), citazioni, qualche istantanea del giardino della sua Casa Maria Luigia. Bottura sui social è come nella realtà: pane e salame, tutto sommato.
Diverso l’approccio di Antonino Cannavacciuolo, come del resto la sua persona. I follower sono quasi il doppio (3,2 milioni), e lì la popolarità televisiva in Italia ha certamente inciso. Più a vocazione nazionale che cosmopolita, il suo Instragram. Il tristellato campano privilegia le foto ai video, con didascalia rigorosamente italiana: non mancano anzi i cosiddetti caroselli, ossia post con più immagini da scorrere. Quasi sempre, si tratta di inquadrature di un piatto, e di successivi scatti sempre più dettagliati, che immortalano il tonno vitellato, i plin di agnello e altre sue pietanze maggiori del Villa Crespi. Da lato video, molti sono i tributi alle sue partecipazioni a Masterchef e Cucine da Incubo. Cannavacciuolo anche qui, dunque, gioca sulla sua immagine di Bud Spencer dei fornelli, di duro dal pelo morbido, ruvido ma simpatico.
Più patinato risulta invece il Carlo Cracco social. Il vicentino non difetta anche lui di simpatia, ma a differenza dei colleghi è più introverso e austero, seppure buchi ugualmente il monitor. I suoi 804mila follower si troveranno di fronte a un valzer di riprese rilassanti, colori caldi, ritmi felpati, musiche tra l’ambient e il jazz. In quasi tutti i post, fin dall’anteprima arriva la faccia sua, di Carlo. Con lui poi torna l’inglese, senza contare che sono molte le collab con content creator stranieri.
Ed Enrico Cerea, con le sue tre stelle? Ha un profilo personale privato, con una manciata di seguaci. Si sbizzarrisce semmai sull’account del ristorante di famiglia, Da Vittorio, che da quelle pagine vien fuori alla perfezione: un lusso quieto e opulento, ma sempre accogliente, come le grandi tavole francesi. Il collettivo lì è importante: le foto con staff e famiglia sono più numerose che mai.
Chiudiamo con Cesare Battisti. Il cuoco milanese non ha stelle, ma è in ascesa. È reduce dal congresso triestino degli Ambasciatori del Gusto, dove ha condiviso il palco con la gloria hollywoodiana Stanley Tucci. E proprio una collaborazione con l’attore costituisce il video suo più visto: la star va a Milano e si concede un pranzo al Ratanà, il ristorante di Battisti (“My dear friend”). Lui ringrazia, e ne approfitta per mostrargli come si cucina la pasta e fagioli. È un canale quasi didattico, il suo: tante ricette e come farle. Il cibo e la cucina al centro. E comincia ad aver successo: oltre 400mila follower. Mica male per uno che non ha dietro la grancassa tv.
