Nel 2025, il mercato dell’out of home ha raggiunto quota 102 miliardi di euro. Il valore risulta in crescita, sebbene siano calate le visite. Positivi e confortanti i dati della ristorazione di fascia alta. Che deve però soddisfare l’esigenza di eterogeneità.

 

Agli italiani piace ancora godersi un buon pasto fuori casa? Nel settore dell’alta ristorazione, da tempo, non si fa che parlare di ‘crisi del fine dining’. E la recente chiusura di due celebri mete stellate – il Lido 84 di Gardone Riviera (Bs) e Sustanza a Napoli – fa pensare. Se i consumi fuori casa nel 2025 hanno raggiunto quota 102 miliardi di euro (+1,5% a valore sul 2024), il dato preoccupante, in effetti, riguarda la frequenza di consumo: le visite totali segnano un -1,1%, calo che si accentua al -1,6% se isoliamo il target dei soli consumatori italiani. È il quadro emerso durante l’incontro Away 2026, promosso da Centromarca, che si è svolto il 30 e 31 marzo a Milano.

 

L’analisi presentata da Bruna Boroni, direttrice Industry Afh TradeLab, ha evidenziato performance particolarmente polarizzate. Le catene della ristorazione e la ristorazione mostrano una crescita lievemente positiva. Risultano in sofferenza, invece, i bar diurni e i bar serali, con forti cali per i servizi di asporto e consegna. E ancora: i baby boomer si confermano il motore del comparto con un solido +3% di crescita nelle visite rispetto al 2024. Al contrario, la generazione X registra la performance peggiore (-5,6%), seguita da Millennials (-1,3%) e GenZ (-0,3%).

 

Scendendo nel dettaglio delle occasioni di consumo, nel 2025, la colazione si conferma il momento più frequentato con 2,2 miliardi di visite e un valore di 6,3 miliardi di euro, nonostante un calo delle consumazioni complessive (-1,2% rispetto al 2023, pari a 4,2 miliardi di atti d’acquisto). È il territorio d’elezione dei giovanissimi (+15% di visite sul 2023), che lo scelgono come rito sociale accessibile. Il pranzo, invece, sviluppa un giro d’affari di 27,4 miliardi di euro con performance particolarmente positive per le catene di ristorazione (e anche per la Grande distribuzione). L’aperitivo è, invece, l’occasione che registra la contrazione più marcata.

 

Un dato interessante, però, riguarda la cena: con 1,6 miliardi di visite e 5,6 miliardi di consumazioni, la spesa complessiva degli italiani nel 2025 è salita del +2% rispetto al 2023 a 37,2 miliardi di euro, confermandosi momento d’elezione per un pasto fuori casa. Oltre alle catene, registra una crescita particolarmente positiva la ristorazione di fascia alta: +6,3% nel numero di visite. C’è di più: secondo lo studio, i gestori ipotizzano per i prossimi anni un incremento delle visite e pure un incremento dello scontrino medio.

 

Insomma, la questione non è tanto se agli italiani piaccia uscire a pranzo o cena, quanto che cosa cerchino dall’esperienza. La ricerca Nomisma, presentata sempre nel corso di Away 2026, ha rilevato informazioni particolarmente utili per chi si occupa di alta ristorazione. Sembrerebbe, infatti, che il consumatore sia diventato estremamente selettivo. Cerca porzioni più curate, proposte gourmet ed esperienze a forte valore aggiunto. Il benessere fisico e mentale, inoltre, diventa prioritario per ben 4 italiani su 10. Insomma, sebbene oltre il 25% dei consumatori preveda di incrementare il risparmio nei prossimi mesi, non c’è intenzione di rinunciare al fuori casa. C’è, piuttosto, una crescente esigenza di varietà e differenziazione.

 

 

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