Il momento storico non sarà dei più felici, ma ai pranzi delle feste gli italiani non vogliono rinunciare. I clienti dei banchetti fuori casa sono aumentati rispetto al 2024, e si è bevuto anche di più. Dallo stellato alla trattoria, festeggiano un po’ tutti. E c’è chi ha già prenotato per il prossimo dicembre.
di Tommaso Farina
Nel mondo gastronomico, il Natale e il Capodanno sono sempre stati la grande ciambella di salvataggio, e si sono confermati tali nelle grandi festività a cavallo tra il 2025 e il 2026. Del ruolo positivo che le strenne natalizie hanno per il commercio del vino italiano, di cui sono un toccasana, ne parleremo in altra sede. Qui ci interessa capire: i ristoratori hanno fatto festa pure loro? L’anno appena arrivato è iniziato all’insegna del successo e del tutto esaurito?
Già il 30 dicembre 2025 la Fipe aveva tracciato una stima. 5,5 milioni di commensali: questo il numero di coloro i quali, al classico pranzo in famiglia, hanno preferito invitare al ristorante nonni e zii nel Natale appena passato. Dati alla mano, si tratta di un aumento del +1,8% rispetto allo scorso anno. Il giro d’affari? 451 milioni di euro, ossia circa il +7,1% sul Natale 2024. Una rilevazione che conferma una sicura certezza: che ci sia la guerra o la crisi economica, per gli italiani il pranzo di Natale resta un baluardo apparentemente inespugnabile, per cui spendere anche 80 euro a persona. I dati completi di Capodanno, viceversa, non si sono visti, ma la Fipe, alla vigilia del veglione di San Silvestro, si era lanciata in una stima: almeno 4,6 milioni di persone si sarebbero abbandonate al rito del cenone fuori casa, circa l’8,5% in più rispetto al 2024, grazie in parte al numero maggiore di locali aperti per l’occasione.
Questi i dati. Ma a noi i numeri piacciono se sono corroborati dalla voce delle persone, che li rende senz’altro meno freddi. E a noi, i ristoratori che abbiamo interpellato hanno parlato di un fine anno a dir poco esplosivo. Isa Mazzocchi, una stella Michelin al ristorante La Palta di Borgonovo Valtidone (Pc), reduce dalla premiazione, lo scorso dicembre, al The Best Chef Awards, si prepara alle ferie di fine gennaio con soddisfazione: “Abbiamo lavorato tantissimo, un dicembre a tutta forza, all’insegna dell’energia e della positività, più ancora dell’anno scorso”. Alla Palta il menù del pranzo di Natale è pensato ad hoc: “È l’unica occasione dell’anno in cui facciamo un menù prefissato per tutti, con rivisitazioni di classici natalizi, come i millefoglie di bollito. Siamo andati subito esauriti. Abbiamo dovuto dire tanti ‘no’ a gente che voleva esserci, aprendo anche una lista d’attesa. Purtroppo per loro, le persone in lista sono rimaste deluse: nessuno ha dato forfait, abbiamo riempito la sala alla grande”. E a Capodanno? “Lì abbiamo fatto un menù alla carta, ma con ingredienti che durante l’anno non usiamo mai: foie gras, caviale, pesce di mare prestigioso… Tutto pieno anche il 31 dicembre. Nel 2024 abbiamo raccolto risultati analoghi, ma quest’anno, non so come dirlo, c’era più effervescenza tra i clienti, più voglia di uscire”.
La stella Michelin ce l’aveva anche Roberto Bottero, ma il perderla pochi mesi fa non ha tolto clienti alla sua Clinica Gastronomica da Arnaldo, a Rubiera (Mo), letteralmente presa d’assalto. Bottero sembra avere talmente pochi problemi da concedersi il lusso di chiudere l’ultimo dell’anno: “Da anni non faccio più il cenone. Dopo le fatiche di Natale, il personale ha bisogno di staccare qualche giorno. A Natale invece ci diamo dentro”. E com’è andata? “Strapieni. Pensate che c’è gente che ha preferito non rischiare e portarsi avanti, e prenotare per il Natale 2026, e addirittura qualcuno per il 2027”. Roba da non credere. Rispetto al 2024? “Stessa musica. Ci piace constatare che il gradimento e la voglia di venire da noi non sono diminuiti. Il pranzo di Natale non ha nemmeno un menù dedicato: si mangia alla carta. Le cose che cuciniamo, dai cappelletti ai bolliti, si prestano moltissimo a celebrare il Natale”. E quelli che non han potuto fare il cenone? “Si sono rifatti il 2 gennaio: tutto esaurito”. Neanche a Rubiera, insomma, è sembrato di essere di fronte a un Natale in tono minore, anzi.
“Da noi quest’anno i clienti hanno anche bevuto più vino”: a dirlo è Carlo Piasentin, titolare del 900 All’Isola di Palazzolo dello Stella (Udine), ristorante friulano emergente e ben posizionato in fascia medio-alta. Più vino? “Certo. Ricordiamo che nel dicembre 2024 era appena entrato in vigore il nuovo Codice della Strada, quindi si era bevuto meno. Oggi, altra storia: senza esagerare, ma non sono stati tirchi nello scegliere il vino”. Problemi a riempire i posti? “A Natale ero tutto prenotato da un mese. Poi qualche cliente si è ammalato, e ho potuto ospitare altri che erano in attesa. E sì che dicembre non era stato il massimo: poche cene aziendali, per dirne una. Ma a Natale, in cui ho fatto menù fisso, e Capodanno, invece alla carta, non ha rinunciato davvero nessuno”.
La scelta più controcorrente di tutte, però, l’ha fatta Giancarlo Perbellini, dall’alto delle sue tre stelle Michelin a Verona. Alla sua Casa Perbellini 12 Apostoli, rispetto al 2024, niente veglioni o pranzi natalizi: “Quest’anno, a differenza dello scorso, abbiamo scelto di chiudere il ristorante nel giorno di Natale. Dopo un’attenta riflessione, abbiamo deciso di concentrare la pausa in un’unica settimana, restando chiusi dal 25 dicembre al 5 gennaio”. Come mai? “Abbiamo soprattutto voluto regalare al nostro team la possibilità di trascorrere il Natale con le proprie famiglie, una scelta in cui credo profondamente e che ho condiviso anche personalmente”. Una decisione così può essere presa se ce lo si può permettere, e Perbellini ha ammesso che il periodo immediatamente antecedente alle feste è stato assai proficuo, con la proposta dei percorsi degustazione e della chef table. Per il resto, i ristoranti del Gruppo Giancarlo Perbellini, che sono altri otto, non hanno proprio nulla su cui recriminare: “Le festività sono andate molto bene, e siamo soddisfatti dell’affluenza complessiva”.
