Bergamo – In un contesto globale segnato dal calo dei consumi di vino, l’enoturismo si afferma come risorsa strategica per il comparto vitivinicolo italiano. È quanto evidenzia il report ‘Quando il vino incontra il turismo’, curato da Roberta Garibaldi, docente all’Università degli Studi di Bergamo e presidente di Aite – Associazione italiana turismo enogastronomico, in collaborazione con Srm Centro Studi e Ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. È stato presentato in occasione di Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza.

 

Il segmento vale oggi 46,5 miliardi di dollari a livello globale e registra una crescita annua del 12,9%, con l’Europa in testa (51% del mercato). L’Italia figura tra i Paesi leader del segmento in Europa, anche se sconta ancora una quota limitata di visitatori stranieri in cantina (32%). Le prospettive di crescita sono particolarmente favorevoli: le stime indicano un incremento medio annuo del 12,9%, in controtendenza rispetto all’andamento dei consumi globali di vino, che nel 2023 hanno toccato il livello più basso dal 1961.

 

Le aziende italiane mostrano tuttavia un forte dinamismo: il 77% ha investito nel triennio 2022–2024, destinando in media oltre il 14% del fatturato. Gli investimenti riguardano non solo il core vitivinicolo, ma anche innovazione, accessibilità e sostenibilità.

 

Sul piano economico, le imprese che più hanno investito registrano una maggiore redditività (ROE mediano all’1,7%) e produttività per addetto (70mila euro). Il valore generato sul territorio (valore aggiunto) supera i 150 euro a presenza turistica, grazie a una spesa diffusa lungo la filiera.