Abbiamo provato la piattaforma interattiva creata dal più famoso portale per le prenotazioni. Nonostante quanto sostiene l’azienda, in Italia di influencer in grado di orientare le prenotazioni non sembrano essercene.
di Tommaso Farina
“Va’ a mangiare lì, ti troverai bene!”. Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Delle tante circostanze che abbiamo per scoprire un nuovo ristorante, quella del passaparola è forse l’occorrenza più antica, quasi ancestrale. Il passaparola però, negli ultimi 15-20 anni, ha assunto venature tecnologiche. Andiamo dritti al punto: la vox populi, oggi, sono i social network. Ci siamo passati tutti: su Instagram, i video più ammiccanti, con piatti luculliani, bistecche su braci roventi e pietanze presentate in modo da far venire una fame insostenibile hanno finito per guidare chiunque. Poi, è chiaro, c’è il rovescio della medaglia: certi filmati, certi reel particolarmente magnetici si rivelano frutto di accordi a pagamento più o meno dichiarati, anziché essere genuini resoconti visivi di veri clienti. Ma tac! L’effetto è raggiunto: quella meravigliosa fonduta alla valdostana ti si imprime negli occhi, anche a costo di scoprire, seduti al tavolo, che era solo un fuori menù per l’influencer di passaggio.
Ma perché abbiamo parlato di tutto questo? Il portale TheFork, ha fatto un sondaggio sul suo social network, ossia il cosiddetto Feed, che è visibile agli iscritti dell’applicazione. Ebbene: chi ha un profilo sul Feed utilizza la piattaforma di prenotazione di TheFork il 25% in più di chi non ce l’ha. Tra gli utilizzatori, poi, il 75% si appoggia alle scelte di conoscenti e amici presenti lì, mentre il 20% segue gli influencer. E gli altri? Ascoltano entrambe le campane. Il Feed è stato lanciato mesi fa. Perché ce ne occupiamo adesso? Il sondaggio di TheFork ha avuto luogo dopo che la piattaforma ha lanciato i profili-utente pubblici, lo scorso dicembre. È così che si può stabilire chi segue chi.
Abbiamo voluto provarci in prima persona, iscrivendoci con il telefonino. Semplice e rapida la procedura, che si può portare a termine anche sfruttando l’account di Facebook o di Google. Primo passo: il suggerimento di chi seguire. Ed ecco la sorpresa: il primo nome che ci viene consigliato è quello di Marina Di Guardo, Ma come, Marina Di Guardo? Sì: la scrittrice nota per essere la madre di Chiara Ferragni. Accanto al nome c’è un segno di spunta verde, quindi è lecito supporre che si tratti di una di quelli che la piattaforma definisce ‘Influencer’. Facciamo per cliccare sul profilo per saperne di più: non si può. Per scoprire un utente, si può soltanto seguirlo. E noi lo facciamo. I profili tengono traccia dell’attività dell’iscritto. Nel caso di Marina Di Guardo, ci sono le liste, che sono anche l’opzione più elementare a nostra disposizione: un sistema per aggiungere locali che ci interessano, e che possono essere condivisi. Nel caso della Di Guardo, abbiamo i suoi ristoranti preferiti a Milano, i suoi desiderata (“Prima o poi ci vado”) e una lista chiamata “Estate in Italia”. Peraltro, la scrittrice non sembra una frequentatrice assidua: l’ultimo aggiornamento risale allo scorso settembre.
Molto più attivo il profilo di un altro utente che la piattaforma ci spinge a seguire, Andrea Galeazzi, noto influencer che su YouTube racconta telefoni e gadget tecnologici. Galeazzi preferisce il format della recensione: negli ultimi mesi, ha raccontato le sue esperienze in alcuni ristoranti, tra cui alcune tavole di lusso come il Bistrot di Andrea Aprea a Milano e l’emergente Al Persef di Livigno (“Cibo da stella!”), che è anche l’ultimo visitato, lo scorso 7 dicembre. Ma si tratta di un’eccezione: la stragrande maggioranza degli influencer qui pubblica più che altro le proprie liste di ristoranti preferiti o da visitare, aggiornandole non molto spesso. O almeno, così è per gli influencer che troviamo. Cliccando su ‘Segui altri amici’ e poi ‘Mostra tutto’, esauriremo ben presto i suggerimenti di influencer italiani (una dozzina, di fatto), e ci ritroveremo davanti uno stuolo di profili esteri non meglio identificati. La piattaforma punta sulla possibilità di trovare ristoranti e non persone, per cui nemmeno si può cercare se il tal influencer di instagram ha la paginetta sul Feed di TheFork.
Allora non ci abbiamo capito niente: come si fa a rintracciare tutti questi influencer che, per l’appunto, fanno impennare le prenotazioni? C’è qualcosa che ci sfugge? O forse le statistiche enunciate da TheFork si riferiscono ai mercati esteri più che a quelli italici? Ecco: a noi, il social di TheFork, per simpatico che possa essere, non è sembrato una trovata così decisiva. Poco interattivo, poco accattivante, poco incisivo. Un divertissement, non certo “una specie di aggregatore di sentimenti epicurei”, come lo definì Esquire.
