La crisi iraniana sta assestando duri colpì agli Emirati. I ristoratori non temono la carenza di generi alimentari, quanto piuttosto la scomparsa di clienti e turisti, terrorizzati da missili e droni che minacciano la metropoli del Golfo: cancellate l’80% delle prenotazioni.

 

di Tommaso Farina

 

“Tristezza”. Nuda e cruda. Alla precisa domanda su quale sia il sentiment, la percezione generale, lo stato d’animo a Dubai in questi ultimi giorni a seguito della crisi in Iran, Andrea Vento non ha alcun dubbio su cosa risponderci: “Tristezza”. Andrea Vento è una figura a dir poco poliedrica tra gli italiani che si sono trasferiti negli Emirati Arabi. Tour operator, influencer, videomaker, immobiliarista e molto altro ancora, Vento ha trasformato la sua passione in occupazione di successo. In questo ‘molto altro’, c’è l’attività di ristoratore: l’imprenditore nativo di Volla (Napoli), difatti, nel suo portafoglio può vantare il ristorante Terra Mia, nella Bay Central Tower. È solo uno dei numerosi locali di cucina italiana germinati nella florida metropoli del Golfo, che negli ultimi anni ha accolto sempre più connazionali in cerca di una svolta negli affari.

 

Abbiamo raggiunto Andrea Vento scrivendogli su Telegram, e cercando di strappargli qualche parola in un momento di estrema occupazione e tensione. Il ristoratore già su Facebook aveva spiegato, mettendoci la faccia in diversi video, quello che succede a Dubai in questi giorni, con la minaccia dei missili e i venti di guerra che spirano dal vicino Iran. I giornali italiani si sono soffermati sui guai di celebrità italiane come la cantante Big Mama, che si è ritrovata bloccata nel deserto senza poter tornare. Ma chi a Dubai ci vive? E chi a Dubai fa ristorazione? Per esempio: c’è apprensione per l’approvvigionamento di materie prime? Vento ci rivela che non è quella la sua preoccupazione più immediata: “No, per il momento no”. Dunque, i clienti potranno continuare ad assaporare le pappardelle Terra Mia (mantecate con Parmigiano e pepe), la carbonara, le “Polpette del Nonno”, la parmigiana di melanzane e tutta una serie di pizze, tra cui colpisce la Dubai (mozzarella, peperoni, funghi, prosciutto di tacchino, Parmigiano, origano). Ecco, appunto: i clienti. Se i clienti non ci sono, hai voglia a spadellare maccheroni e tagliatelle. “Purtroppo non c’è turismo. Aspettiamo giorni migliori”, ammette Vento. E addirittura, secondo l’imprenditore, le cose potrebbero peggiorare se l’andazzo non cambia: “Ci aspettiamo un crollo graduale”. Vento per ora preferisce non dire di più, ma è abbastanza evidente come lui veda la situazione a Dubai: più che le minacce dirette di bombe o attacchi, a impensierire è che il timore di un’escalation di guerra in Iran, indirettamente, allontani il flusso di viaggiatori. Un processo che è già cominciato: la paura di missili e droni ha provocato cancellazioni a non finire negli alberghi locali, anche dell’80% sul totale. E non dimentichiamo l’aeroporto, che è un importante hub per chi si muova dall’Europa in direzione di località più lontane dell’Oriente. Gli scali per coincidenza, non solo a Dubai ma anche ad Abu Dhabi, sono prassi comune per gli utenti di voli diretti in India o Australia, e un blocco al traffico aereo ha conseguenze facilmente immaginabili.

 

Abbiamo cercato anche Niko Romito. Lo chef abruzzese, tristellato in Italia, ha affari pure negli Emirati, col suo ristorante al Bulgari Resort di Jumeira Bay. Purtroppo, i suoi impegni e la situazione contingente gli hanno impedito di mettersi in contatto con noi, ma dall’azienda ci hanno fatto sapere che non hanno dichiarazioni importanti da rilasciare, oltre a ciò che già si sa. Confermano comunque che dall’Italia i contatti col loro team a Dubai sono costanti, “per capire l’evoluzione della situazione, preoccupante ma sotto controllo”.

 

Anche la famiglia Iaccarino, quella del Don Alfonso 1890 di Sant’Agata dei Due Golfi (Napoli) si trovava a Dubai, sia pure solo per una vacanza. Livia e Alfonso, i patriarchi della dinastia stellata, erano in spiaggia al momento dell’attacco, qualche giorno fa: sono corsi subito nel garage del loro albergo, dove sono rimasti in via precauzionale. La coppia è stata poi iscritta nelle liste della Farnesina per il ritorno a casa.

 

La situazione è abbastanza chiara: più che una guerra, improbabile (gli Emirati sono ben protetti), lo spauracchio è il timore della guerra. Se gli scambi commerciali non sembrano essersi interrotti, sono semmai i turisti ad aver paura.

 

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