Copenaghen (Danimarca) – Il Noma, celeberrimo e pluripremiato ristorante dello chef René Redzepi, è in questi giorni al centro delle cronache. Jason Ignacio White, ricercatore nell’ambito delle biotecnologie, che ha lavorato al Noma come responsabile delle fermentazioni dal 2017 al 2022, sta denunciando abusi e vessazioni fisiche e psicologiche avvenute nelle cucine del locale di Redzepi.

 

Dopo un primo post su Instagram, risalente al 6 febbraio, in cui ricorda le risate dello staff di fronte a una stagista che si era ustionata il viso lavorando in cucina, White ha iniziato a raccogliere e pubblicare testimonianze di persone che hanno lavorato al Noma. I numerosi racconti parlano di abusi fisici e verbali da parte dello stesso Redzepi e di membri senior dello staff. Una persona, ad esempio, descrive Redzepi gridare e colpire il proprio sous chef sullo stomaco e sulle costole. Qualcuno dice di aver ricevuto una diagnosi di sindrome da stress post traumatico in seguito alla propria esperienza lavorativa al Noma.

 

Non è la prima volta che le condizioni di lavoro del Noma sono oggetto di attenzione. In passato, infatti, un articolo del New York Times aveva già denunciato condizioni di sfruttamento e un ambiente di lavoro ostile e di controllo.

 

Le nuove accuse nei confronti di Redzepi e delle condizioni di lavoro al Noma emergono a poche settimane dall’apertura del pop up di Los Angeles. Dallo scorso anno, infatti, lo chef ha cambiato il proprio modello di ristorazione, rendendolo itinerante. Il team del Noma, cioè, viaggia per il mondo, aprendo di volta in volta versioni pop up del ristorante danese. Dall’11 marzo al 26 giugno sarà dunque a Los Angeles, dove Jason Ignacio White ha già annunciato che intende recarsi per protestare pacificamente contro “l’eredità di René Redzepi e del Noma con 20 anni di documentati abusi fisici e psicologici e di sfruttamento di stagisti e staff non pagati”.

 

 

Rimani aggiornato su tutte le novità del settore alberghiero e della ristorazione!